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Gli anziani ricordano che era una vera festa quando transitavano “l’abbruzzisi”, come venivano chiamati i pastori in transumanza. Il loro arrivo portava allegria, novità e movimento economico al Rione.

Il Rione Parco si sviluppò fuori dalla cinta muraria del Castello dei Caracciolo, in una zona periferica che, proprio per i frequenti passaggi di uomini, animali e merci, divenne un punto vitale lungo il Tratturo. Ai suoi margini sorsero botteghe artigiane e luoghi di ristoro: fabbri e maniscalchi, falegnami, carrieri, scalpellini, bottai, sellai, oltre a taverne e cantine che accoglievano viandanti e pastori.

Nel rione è ancora riconoscibile “lu Jazzu”, oggi ridimensionato rispetto al passato, spazio che comprendeva una taverna con cantina e ambienti destinati alla sosta di piccoli greggi. Di fronte si trovava la bottega del maniscalco, figura indispensabile durante il cammino: cavalli, asini e muli perdevano spesso i ferri lungo il percorso e necessitavano di interventi immediati.

Poco più avanti si incontrano le fontane della transumanza, dotate anche di lavatoio, dove era possibile rifornirsi d’acqua per il viaggio e abbeverare gli animali, rendendo il Rione Parco un nodo essenziale della vita tratturale.